di Francesco Marcassoli

Una famiglia cagliaritana nel febbraio del ‘43 – Euclinews



Cultura e Spettacolo

Published on gennaio 21st, 2020 | by Euclinews

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Una famiglia cagliaritana nel febbraio del ‘43

di Francesco Marcassoli

Pierpaolo Piludu è un attore e regista teatrale. Nel suo spettacolo, intitolato “Famiglia Puddu“, viene raccontata la storia di una famiglia cagliaritana con allo sfondo i bombardamenti americani sul capoluogo sardo del ’43.

Lo spettacolo parte quasi come fosse un documentario: ci vengono mostrate le interviste fatte dal regista agli anziani che ricordano i bombardamenti in prima persona. E’ un servizio ben riuscito, con testimonianze capaci sia di far riflettere che di emozionare. Inoltre, l’uso efficace della musica riesce ad unire il mondo giovanile con quello degli intervistati.

Poi inizia il racconto: la peculiarità di questa storia è il punto di vista dal quale vengono raccontate le disgrazie di quel febbraio: un bambino down.

Il bambino, figlio di un militante fascista, viene chiamato Benito, in onore del duce. Ma all’orgoglio iniziale del padre, per la nascita di un figlio maschio, subentra la vergogna perché mostra i caratteri della sindrome di down. Per questo viene molte volte rinchiuso, quasi in cattività (come un animale, parallelismo apprezzabile durante lo spettacolo) e, durante l’allarme aereo vede il momento della sirena come una liberazione e il solo momento di svago. Attraverso i suoi occhi viene quasi glorificata come una liberatrice.

Sarà proprio in un momento come questo, in cui Benito, mano alla madre, impietrita e quasi incapace di fare un passo, che porterà il padre allo svelamento di sé. Sarà una bomba a portargli via il figlio “negato” e la sua morte gli metterà di fronte le proprie colpe.

La trama centrale è articolata. Una cosa che ho notato è che il monologo non annoia, e l’interpretazione del passo finale, con la morte, è incredibile sotto vari aspetti, svetta su tutti con un uso sapiente del climax drammatico. Questo viene sfruttato per far sì che lo spettatore entri in ansia, arrivando all’impazienza. Deve conoscere la fine perché i 2 minuti della corsa sfrenata madre-figli è addirittura stressante. Il climax culmina con la morte (ben gestita anche attraverso le luci di scena, che si accendono sempre di più man mano che sale l’ansia) e un urlo ricco di emozione, del padre.

Il monologo riporta una situazione ricorrente negli anni della guerra: grande ignoranza tra le mura di casa e patriottismo dell’italiano medio alle stelle.

Nel complesso lo spettacolo è stato interessante, e soprattutto innovativo a livello tematico. Innovativo perché ha provato a sensibilizzare su un tema come quello della guerra da un punto di vista atipico, sfruttando l’ironia (anche se qualche volta troppo tirata) per attirare l’attenzione dello spettatore.

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