di Walter Orrù La fame e l’abbondanza a Cagliari – Euclinews

Attualità

Published on gennaio 16th, 2020 | by Euclinews

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La fame e l’abbondanza a Cagliari

di Walter Orrù

Tra la fine del ‘19 e l’inizio del ’20, nello spazio Search di via Carlo Felice si è svolta la mostra “Murzu” organizzata da docenti e studenti dell’Istituto Alberghiero di Cagliari.

La particolarità degli oggetti presentati, siano essi foto, scritte o utensili legati al mondo del cibo, ne fanno quasi un unicum nel percorso espositivo della città di Cagliari, affrontando un argomento fortemente legato alla cultura materiale e quindi antropologica della cultura sarda.

La riuscita dell’operazione sta nell’aver permesso ad ogni fascia di pubblico di ritrovarsi in “oggetti” quotidiani che la memoria, se non sollecitata, tende a far sparire. Così per un giovane si è trattato di scoprire gli strumenti con cui si creava cibo e ci si nutriva al tempo di sua nonna con a fianco il “Bimby” che eventualmente è al suo angolo della cucina, mentre ad un pubblico più adulto di rivedere pentole, piatti bicchieri che gli hanno permesso di riandare col pensiero alla età che meglio lo rappresenta, per vivere foss’anche per un momento, il tempo ritrovato di proustiana memoria.

La mostra non esaurisce il suo compito alla sola rappresentazione, ma attraverso essa, ci conduce in un curato percorso diacronico dalla concezione del cibo come momento “necessario” e “sacro” all’interno della famiglia ad oggi, in cui attraverso la moltiplicazione della sua esposizione mass mediatica (dalle numerose trasmissioni televisive all’immancabile foto condivisa negli smartphone) alla sua banalizzazione; dal cibo cercato, nei momenti di “grande fame”, raccogliendo sino alle ghiande, allo spreco alimentare di oggi.

Tre peculiarità hanno attirato la nostra attenzione: le scritte poste sul pavimento sia in italiano che in limba le quali ci raccontano antropologicamente la centralità del cibo nella cultura di un popolo (cambare, cambare, cambare, maccioni, pisciurè, sparedda e mummungioni), la persistenza linguistica ispanica che proprio nel cibo mostra di più la sua capacità di “resistenza” (murzu, spuntino – da almuerzo; ancioia, acciuga – da anchoa)e l’intervista, proiettata in uno schermo comandato dall’utente, dove la prof.ssa Liliana Zoncheddu di 95 anni, con estrema lucidità, ci ha raccontato delle botteghe di Cagliari nel periodo precedente la guerra, la mancanza di tutto durante e subito dopo i bombardamenti americani, la rinascita negli anni cinquanta con la creazione del mercato di San Benedetto sino al primo supermercato.

 

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