Intervista

Published on dicembre 5th, 2019 | by Euclinews

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Per diventare: Chirurgo

di Michele Crabu

 

Qual è il suo mestiere?

Il mio lavoro è quello del medico, in una specialità chirurgica, ovvero ginecologia, e in particolare negli ultimi 10 anni mi occupo di oncologia ginecologica.

Tuttavia sono anche professore universitario, quindi associo all’attività pratica e clinica con pazienti l’attività di educatore nei confronti degli studenti di medicina.

Quando ha deciso di intraprendere questa carriera lavorativa?

Ho scelto di diventare medico quando avevo appena finito il terzo anno di liceo scientifico, avendo deciso di frequentare il laboratorio dell’ospedale di Ancona dove vivevo all’epoca.

L’ho frequentato per circa un mese e mezzo d’estate, e progressivamente ho avuto modo di appassionarmi anche alla parte clinica.

Quale Università ha deciso di frequentare una volta stabilito il mestiere che voleva svolgere?

Ho frequentato la facoltà di medicina a Pisa e al quinto anno, mentre frequentavo l’istituto di fisiologia, mi sono appassionato al discorso della riproduzione umana e, anche perché mi trovavo negli anni in cui la ricerca sulla fecondazione in vitro stava andando molto avanti, ho scelto di diventare ginecologo, anche perché era l’unica specialità che si interessava a questo argomento.

Quale percorso bisogna fare oggi per diventare chirurgo?

Prima di tutto bisogna prepararsi a superare il test di ammissione, un concorso nazionale che a prescindere da dove venga svolto, permette di studiare in qualunque università di medicina in Italia, con un buon anticipo di almeno un anno e mezzo rispetto alla maturità, o per mezzo di corsi ad hoc, come quello di biomedica, o ancora mediante l’uso di testi del primo anno. Un altro degli ostacoli da superare è sicuramente abituarsi al linguaggio dei quiz, capire le domande trabocchetto, quelle poco chiare e abituarsi a lavorare entro un certo tempo, cercando di dominare la parte emotiva durante lo svolgimento

Una volta superato il test ci sono ancora tantissime difficoltà da superare, perchè circa il 25/30% dei laureandi, nonostante già filtrati da un test di ammissione, non arrivano in tempo utile alla laurea. Questo dato fa riflettere sia sull’impostazione del corso di laurea, oggetto di autocritica da parte del processo di autovalutazione di ogni percorso, sia sul fatto che qualcuno anche una volta superato il test perda il ritmo o l’interesse alla materia perchè fare medicina vuole qualcosa di più della semplice abitudine allo studio.

Il corso di laurea si definisce come una laurea specialistica di ciclo unico di 6 anni, ci sono lauree triennali che sono quelle sanitarie non mediche, quindi infermireristica, ostetricia ecc., che poi hanno una loro specialistica di due anni.

C’è poi da considerare che dopo la laurea bisogna fare un esame di abilitazione, che è fondamentale per esercitare la professione e indipendente dalla laurea.

Quali sono le altre capacità slegate dalla conoscenze nozionistiche che sono necessarie per essere un medico clinico?

Cercare di sviluppare l’empatia, partecipando e comprendendo le necessità del paziente senza però farsi coinvolgere come fosse un problema personale, poiché questo fa perdere capacità di giudizio e di reazione. Inoltre la freddezza, soprattutto nella rianimazione o nella medicina d’urgenza, è una capacità che non può mancare.

Consiglierebbe questo lavoro?

Se lo chiedi a una persona come me, che dopo 40 anni di laurea continua a fare quello che ama, ovvero nel mio caso operare, quindi fare chirurgia, fare diagnosi, rassicurare o spiegare la diagnosi ai pazienti anche quando essa non è troppo favorevole, insegnare e soprattutto fare ricerca, perchè la cosa che mi intriga di più anche quando interagisco con gli studenti o gli specializzandi è parlare e farci venire idee su cosa di nuovo potremmo ancora fare, e avviare piani di ricerca per migliorare quello che stiamo facendo.

Se continui ad avere questi interessi quando arrivi a 65 anni allora vuol dire che per te quel mestiere andava bene, se però lo dovessi consigliare a qualcun altro io più che consigliarglielo gli racconterei come ho fatto adesso quello che ho fatto io e poi starà a questa persona conoscersi e quindi decidere cosa sia meglio per lei. Sicuramente eè un percorso che bisogna fare solo se si è molto convinti e si ha la passione, non per necessità.

 

 

 

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