Politica

Published on novembre 21st, 2019 | by Euclinews

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NELLA CASA DELLA POLITICA

di Matteo Usai

Il giorno 14 ottobre 2019, ho partecipato insieme ai miei compagni delle classi 4B e 4F del Liceo Euclide alla visita a Montecitorio a Roma, accompagnati dal preside dell’istituto Vanni Mameli e dal professore Walter Orrù; come proseguimento del percorso di PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) per il progetto “la scuola debullizzata”.

Arrivati a Montecitorio, abbiamo tutti dovuto lasciare in una sala apposita: giubbotti, cellulari, penne e quaderni, dopodiché la nostra accompagnatrice ci ha raccontato la storia di questo storico edificio di Roma. Il palazzo di Montecitorio si affaccia su piazza del Parlamento da un lato e su la piazza di Montecitorio dall’altro, in cui ha sede la Camera dei deputati della Repubblica Italiana.

Al centro della piazza si erge l’obelisco di Psammetico II, proveniente dalla città egiziana di Eliopoli, portato a Roma nel 10 a.C. dall’imperatore Augusto, e collocato come gnomone della meridiana in Campo Marzio. La Camera dei deputati, nel sistema politico italiano, è una delle due assemblee legislative o camere, insieme al Senato della Repubblica, che costituiscono il Parlamento. I due rami del Parlamento si rapportano secondo un sistema bicamerale perfetto o paritario, cioè svolgono in pari grado le stesse funzioni, anche se separatamente. Il Parlamento è l’organo costituzionale rappresentativo, detentore della funzione legislativa, ma il Parlamento italiano esercita anche la funzione di indirizzo politico oltre che quella ispettiva e di controllo nei confronti dell’operato del Governo. A norma dell’articolo 56 della nostra Costituzione, la Camera è composta globalmente da 630 deputati, di cui 618 eletti in Italia in circoscrizioni regionali e 12 in rappresentanza degli italiani residenti all’estero (a seguito della riforma costituzionale del 2019 concernente la riduzione del numero dei parlamentari, dalla XIX legislatura in poi i deputati saranno 400, di cui 8 eletti all’estero). Il parlamentare della Camera è detto deputato, la sua carica è nominale e termina con la fine della legislatura salvo dimissioni anticipate e l’attuale Presidente della Camera è Roberto Fico.

Il Palazzo di Montecitorio è la sede della Camera dei deputati a partire dal 1871. La storia del palazzo è alquanto travagliata, anche il nome è di origine incerta: c’è chi ritiene che in epoca romana vi si svolgessero le assemblee elettorali (da cui “mons citatorius“); per altri il nome del luogo deriva dal fatto che vi venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del vicino Campo Marzio (“mons acceptorius“). L’imponente edificio che domina la piazza fu progettato da Gian Lorenzo Bernini, illustre esponente dello stile barocco, su commissione di papa Innocenzo X come residenza della famiglia Ludovisi. Bernini disegnò una facciata in cinque campate, ma il papa morì nel 1655 e i lavori furono interrotti per mancanza di fondi e furono ripresi circa trent’anni dopo, per volontà del nuovo pontefice Innocenzo XII Pignatelli, che dapprima intendeva destinare il palazzo a ospizio per i poveri e poi decise di installarvi la Curia Pontificia (che rimase a lungo denominata Curia innocenziana). Il papa affidò la realizzazione a Carlo Fontana, l’allievo del Bernini, che progettò innanzitutto una piazza semicircolare davanti all’edificio, poi verticalizzò la parte centrale della facciata, vi inserì un portale d’ingresso a tre forbici e in alto un campanile a vela.

Proclamata Roma capitale del regno di Italia la curia innocenziana fu scelta per ospitare la camera dei deputati, l’ingegnere Paolo Comotto ricevette l’incarico di adeguare il fabbricato alle nuove esigenze, la necessità lo indusse a scegliere una soluzione rapida ma poco funzionale, il cortile fontaniano fu chiuso da una struttura in ferro coperta da un lucernario in vetro per ospitare l’aula parlamentare; d’inverno faceva così freddo che il presidente autorizzò i deputati a tenere indosso il pastrano (soprabito invernale) e in testa il cappello e d’estate l’afa era tale che i cronisti parlamentari decisero di regalare per celia un ventaglio di carta all’allora anziano presidente Giuseppe Zanardelli, una cerimonia che col tempo è diventata un’usanza nella vita della camera, alla vigilia delle ferie estive. Inoltre, a causa di copiose infiltrazioni d’acqua, l’aula fu dichiarata pericolante e chiusa nel 1900.

I lavori di ampliamento del palazzo furono affidati all’architetto palermitano Ernesto Basile, nel 1903, esponente di primo piano dello stile liberty, detto anche stile floreale o art nouveau, una concezione che prediligeva il ricorso all’ornamento. Il nuovo edificio presentava una facciata di mattoni rossi, scandita e decorata con elementi di travertino bianco di Tivoli, con un’ imponente gradinata, che segnava il piano d’ingresso, era, insomma, una perfetta fusione tra la grandiosità barocca e la severità della funzione pubblica. Basile mantenne infatti solo la parte frontale del palazzo berniniano, riducendo invece il cortile e demolendo le ali e la parte posteriore, innalzando, sulla piazza del Parlamento, il nuovo corpo di fabbrica caratterizzato da quattro torri angolari rivestite in mattoni rossi e travertino. La grande campana che annunciava le udienze della curia, ora suona ogni sette anni, quando viene eletto il nuovo Presidente della Repubblica.

Conosciuta la storia di questo affascinante edificio, la nostra visita è proseguita, prima di tutto siamo andati a vedere il transatlantico, un salone lungo e imponente, realizzato da Basile e costituito da un pavimento in marmo siciliano, che ricorda gli arredi delle vecchie navi da crociera. Il transatlantico è il centro informale della vita politica italiana, il luogo dove deputati, giornalisti e altri ospiti molto importanti si incontrano, discutono e si scambiano notizie e indiscrezioni che diventeranno poi di dominio pubblico. Accanto ad esso si apre la sala verde, luogo di riflessione riservato ai deputati e adornato da un grazioso lucernario liberty, qui si leggono giornali italiani e stranieri, libri e qualche volta ci si riposa anche.

Parallelo al transatlantico si apre il corridoio dei presidenti, la galleria storica che conserva i ritratti dei Presidenti della Camera e dei presidenti dei parlamenti dell’Italia pre-unitaria. Infine il corridoio dei ministri con la sala dei ministri e l’archivio legislativo, cioè il luogo in cui sono conservati e distribuiti gli atti e le pubblicazioni della Camera. Nella sala del casellario, ciascun deputato ha una sua casella postale, da notare che sotto l’aula esiste ancora intatto il vecchio apparato della posta pneumatica, che trasmetteva documenti in pochi attimi all’interno del palazzo, che viaggiavano ad aria compressa.

Attraverso uno scalone monumentale, i cui scalini sono vicini tra loro poiché in passato passavano le carrozze con i cavalli, siamo arrivati al cosiddetto corridoio dei busti, che raccoglie le effigi marmoree delle personalità politiche più illustri del nostro paese e che conduce alla sala della lupa, cosi chiamata per la copia della lupa capitolina che viene esposta, anche detta sala della regina, dove la sovrana attendeva il re, mentre pronunciava il discorso della corona e inaugurava la nuova legislatura. Si tratta di una stanza particolarmente famosa perché qui si riunirono i deputati dell’opposizione al fascismo e qui nel 1946 fu proclamata la nascita della Repubblica italiana. Non a caso nella parete frontale sono esposte due storiche targhe che recitano: “In quest’aula i deputati aventiniani si riunirono nell’estate del 1924 per protestare contro la violenza fascista e per esaltare i valori di un libero e democratico parlamento”, infatti la sala della lupa divenne il teatro di un drammatico momento storico come uno dei luoghi dove si ritirano per protestare contro il regime fascista i deputati aventiniani, subito dopo la scomparsa del deputato socialista Giacomo Matteotti. La seconda targa invece recita: “In quest’aula alle ore 18 del 10 giugno 1946, la corte suprema di cassazione proclamò i risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che diede vita alla Repubblica Italiana”. Le percentuali di voto si attestarono, per quanto riguarda l’affluenza, a valori intorno all’89%, con una percentuale di votanti favorevoli alla Repubblica pari al 54% contro una percentuale di cittadini favorevoli alla monarchia che si attestò intorno al 45%, con i cittadini favorevoli al mantenimento dell’istituzione monarchica che erano soprattutto quelli del centro-sud.

Nella sala della lupa è anche conservata una delle tre copie originali della Costituzione Italiana, le altre due copie sono conservate rispettivamente al Quirinale, dove risiede il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; e all’Archivio legislativo. Inoltre sono presenti all’interno della stanza dei preziosi arazzi cinquecenteschi di scuola fiamminga e fiorentina e nella volta sul soffitto troviamo l’affresco dell’ Allegoria di Roma di Ignazio Perricci. Il dipinto come si evince dallo stesso titolo è un’allegoria in chiave risorgimentale dell’Unità d’Italia: la donna turrita simboleggia l’ Italia, la stella è il simbolo dell’unità del nostro paese, e l’angelo rappresenta la benedizione di Dio a Roma capitale, la cui presa viene riportata dai putti che sostengono la scritta che recita: “a Roma ci siamo e ci resteremo”. Inoltre, sullo sfondo possiamo scorgere a sinistra il sovrano Vittorio Emanuele II con l’esercito e a destra Giuseppe Garibaldi a capo della Spedizione dei Mille. La stella che troviamo nell’affresco verrà ripresa anche nell’emblema della repubblica italiana, composta da la stella che è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“. Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale. Il ramo di quercia che chiude a destra l’emblema, incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del nostro patrimonio arboreo. Nel 2012 la sala venne chiusa, a seguito del distacco di un pezzo del dipinto, che ha richiesto un complesso restauro, la sala è stata riaperta nel 2016, in occasione del settantesimo anniversario della nascita della Repubblica e dell’apertura al voto per le donne.

A sinistra della Sala della Lupa si affaccia la Biblioteca del presidente, dove si tengono le riunioni dell’Ufficio di presidenza e degli altri organi della Camera. Sul lato destro è invece situata la sala Aldo Moro, dominata da una rappresentazione delle nozze di Cana di Paolo e Benedetto Caliari, questo dipinto ritrae il primo miracolo di Gesù, ovvero la tramutazione dell’acqua in vino, che simboleggia il sangue che lui poi dovrà versare, e dal ritratto di Napoleone realizzato da Appiani Andrea. Questo quadro è molto importante perché si dice che sia uno dei pochi, se non l’unico dipinto, in cui Napoleone rimase in posa davanti al pittore a fare da modello. L’intitolazione della storica sala è avvenuta il 13 maggio 2008, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini, quando ricorreva il trentesimo anniversario della scomparsa del famoso giurista e politico italiano, non a caso nella stessa sala troviamo proprio un suo busto. La sala, precedentemente era soprannominata Sala gialla per il colore della tappezzeria. Nella vicina sala del cavaliere, dove troviamo il ritratto del marchese Bonifacio Rangoni a cavallo, vengono accolte le delegazioni dei parlamenti stranieri, in visita a Montecitorio.

Infine, la nostra visita si è conclusa all’interno della Sala dei deputati, un enorme salone progettato da Basile e illuminato da uno straordinario lucernario a ventaglio in stile liberty, realizzato dal famoso pittore Velario di Giovanni Beltrami, dove abbiamo potuto assistere per una quindicina di minuti circa ad una seduta della Camera. Sotto il velario in vetro colorato troviamo un fregio pittorico, che circonda l’aula in alto, dedicato alla storia del popolo italiano e realizzato da Aristide Sartorio. Esso decora tutta in circolo la parte alta dell’aula e reca figure di uomini e donne anche nudi, con cavalli che celebra le virtù e le conquiste del popolo italiano, fu eseguito con una tale fretta da richiedere l’uso di una specie di proiettore. Il pannello bronzeo dell’Aula, posto alle spalle dello scranno del Presidente è intitolato: La glorificazione della dinastia sabauda, è opera del torinese Davide Calandra ed è stato fuso a Pistoia. La nuova aula fu inaugurata solo 15 anni dopo il 20 novembre 1918, perché gli eventi della prima guerra mondiale aveva ritardato la costruzione dell’opera.

L’aula di Montecitorio è suddivisa in dieci settori. Al centro dell’aula è situato un tavolino quadrato riservato agli stenografi che, al computer, riportano ciò che viene detto, avendo la possibilità di cogliere, dalla loro posizione, anche le interruzioni e le pronunciate senza microfono. Il tavolo semicircolare, che sta di fronte ai banchi del Governo, è, invece, riservato al relatore e ai deputati della Commissione incaricata di riferire all’Assemblea la questione in discussione. Un altro tavolo è riservato, infine, ai giornalisti. Colui che presiede la seduta è il Presidente della Camera dei Deputati. Costui, però, viene sostituito da quattro segretari che ruotano ogni 2-3 ore , e a turno presiedono in Assemblea quando il Presidente è impossibilitato per impegni importanti o riunioni urgenti. L’emiciclo, suddiviso, come già detto, in dieci settori, prende questo nome per la caratteristica disposizione degli stessi a ferro di cavallo. I settori rappresentano i vari partiti. A destra, al centro e a sinistra; questa dicitura è stata ereditata dalla Rivoluzione Francese. Ogni deputato ha il suo posto assegnato e non gli viene mai cambiato. Ciascuno di loro possiede un tesserino che inserisce in un apposito terminale per il suo riconoscimento. Dopo il riconoscimento ha la possibilità, quando si rende necessario, di votare. I deputati votano schiacciando uno tra tre tasti di colore diverso l’uno dall’altro: verde per votare SI, rosso per votare No, bianco per astenersi.

I risultati della votazione appaiono, poi, in un pannello che evidenzia, con il colore corrispondente, il risultato di maggioranza di ciascun partito e le rispettive percentuali di voto. Nel caso in cui, inoltre, un gruppo parlamentare decida di votare segretamente, allora, nel pannello, al fianco del partito in questione, apparirà il colore blu (che significa, appunto, voto segreto). Nei risultati finali della votazione vengono comunque conteggiati i voti favorevoli o negativi anche se segreti (infatti, se il partito si è astenuto il colore sarà comunque bianco anche nel caso in cui il voto sia segreto). All’esterno dell’aula, inoltre, è presente una luce arancione che ha la funzione di richiamare l’attenzione e di evidenziare il fatto che in aula, in quel momento, si stia votando. Se vengono accese, invece, sia la luce che la sirena, significa che, in aula, ha preso la parola il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, allo stato attuale Giuseppe Conte. Le leggi, inoltre, vengono approvate e deliberate/registrate all’archivio legislativo. E’ anche per questo motivo, che viene giustificato l’atteggiamento di disinteresse da parte dei deputati nelle sedute meno importanti, infatti, essi chiacchierano tra di loro nonostante si stia discutendo in aula.

Nonostante la visita sia stata un’esperienza piacevole e costruttiva, essa ha costituito per noi studenti sardi diversi grattacapi: il primo da un punto di vista economico poiché non era semplice – alla luce dei pochi giorni di preavviso – organizzare, scolasticamente parlando, un viaggio d’istruzione più lungo che avrebbe giustificato la spesa; il secondo dal punto di vista organizzativo perché, viaggiando in aereo, sempre riferendosi al poco tempo, è stato complesso trovare i biglietti per il viaggio di ritorno. Insomma, alla luce di questo viaggio organizzato un po’ frettolosamente, siamo venuti a conoscenza dell’annoso problema per la nostra isola della continuità territoriale.

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