Scuola

Published on novembre 23rd, 2018 | by Euclinews

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La scuola debullizzata: cosa pensano gli studenti

La nostra scuola quest’anno ha aderito al progetto “Liceo Euclide: scuola debullizzata” di cui abbiamo già parlato nell’articolo pubblicato il 25 ottobre.  A tale scopo non ci è parso inopportuno rispolverare due elaborati che, nati con altro fine, ci sono apparsi sin da subito idonei per confrontare opinioni differenti sull’argomento. Siamo convinti, infatti, che la loro posizione su come affrontare il tema del bullismo offre ed offrirà ai lettori un buon punto di partenza per un interessante dibattito, capace di far crescere la consapevolezza su questo delicato problema.

di Marco Demontis

Con l’avvento del nuovo millennio le nuove tecnologie si sono immediatamente ritagliate uno spazio essenziale all’interno della società moderna, rendendoci di fatto dipendenti dal loro utilizzo: infatti in quanti possono dire che la propria vita rimarrebbe la stessa se venissimo privati all’improvviso dell’ormai dato per scontato accesso a internet?
Il miglioramento delle tecnologie non ha però trovato un riscontro sulle persone, e insieme agli innumerevoli vantaggi, hanno fatto la loro comparsa sul web dei comportamenti che prima erano ristretti esclusivamente al mondo reale, spesso caratterizzati da un forte legame con i giovani, la generazione dei “nativi digitali”.
Tra tutti spicca il cyberbullismo, caratterizzato da messaggi e azioni mirati a offendere o buttare giù il malcapitato di turmo.
A prima vista potrebbe sembrare una versione “light” del bullismo reale, ma andando a vedere le conseguenze sulle vittime, in fin dei conti è molto più pericoloso e difficile da combattere. Ciò che lo rende così dannoso e popolare è la spaventosa facilità con cui può essere messo in atto da chiunque: anche la vittima di ieri potrebbe diventare il bullo di oggi.
Inoltre, non richiede un coinvolgimento diretto, nessun faccia a faccia tra cyberbullo e vittima, che invece è una caratteristica essenziale del bullismo tradizionale, e ciò infonde all’aggressore una percezione di invisibilità e conseguentemente, la sicurezza di rimanere impuniti.
Se poi le conseguenze del bullismo “reale” sono evidenti nella vittima e nei suoi cambi di comportamento, e comunque esiste la possibilità di vedere il momento dell’azione, nel cyberbullismo non esiste un momento preciso, le offese possono arrivare in qualunque momento e in qualunque luogo, privatamente sullo smartphone, ed è praticamente impossibile riscontrare nella vittima cambiamenti evidenti causati dai maltrattamenti.
Personalmente sono del parere che non esista una contromisura efficace, se non una sensibilizzazione di massa, dalla quale dovrebbe scaturire come naturale conseguenza una responsabilizzazione della società, per avere qualche speranza di eliminare definitivamente il fenomeno. Un buon metodo di prevenzione però, può essere quello di cercare di evitare determinati “luoghi virtuali”, nei quali si sa che ci si potrebbe imbattere in un certo tipo di individui.

La rapidità con cui circolano le informazioni è diventata quasi istantanea grazie all’avvento di internet, e se, da un lato, è indubbiamente un bene, da qualche anno a questa parte sta venendo sfruttata per diffondere notizie false mirate a screditare persone, gruppi, partiti politici, o anche più semplicemente, per solo scopo di divertimento di qualche buontempone, ma che in realtà posseggono il potenziale per danneggiare l’immagine di qualcuno, sono le ormai tristemente note Fake News.
Trovano terreno fertile sui social network, in particolare su Facebook, dove si diffondono a macchia d’olio grazie alla disinformazione generale e alla tendenza a prendere per vera qualsiasi cosa trovata sul web.
Hanno fatto la loro comparsa sotto le luci della ribalta da relativamente poco, sul palcoscenico delle discusse elezioni presidenziali statunitensi, vinte da Donald Trump, con l’accusa di essere state sfruttate dalla Russia per manovrare le votazioni e favorire il tycoon.
In realtà, sono sempre esistite, in ambienti più ristretti e limitate, ma oggigiorno stanno avendo diffusione immediate e incontrollata.
Anche qui, secondo me, non ci sarà mai una soluzione definitiva finché non verranno imposti dei filtri, anche se al momento è impossibile, poiché andrebbe a violare la libertà di stampa.
In definitiva, finché non saremo noi, la società, a cambiare in meglio, non saremo in grado di risolvere nulla. 

di Andrea Strinna

Internet: una rete immensa che collega il mondo intero, chiunque digitando qualche tasto può accedere ad un immane raccolta di informazioni, foto, video, testi, e collegarsi con innumerevoli altri utenti.

Internet ha profondamente rivoluzionato il modo di vivere delle persone, spesso in  negativo, ideale è l’esempio del Cyberbullismo in tutte le sue forme.

Quella che negli ultimi anni del ‘900 era una piaga fra i giovani, io bullismo più “classico”, fisico e verbale, relegato agli ambienti scolastici, si è ora tramutata in qualcosa di più inquietante; il Web ha aperto le porte  ai “bulli” per un mondo idilliaco, l’anonimato, la facilità di interconnessione, la rapidità, lo schermo dietro il quale chiunque può sentirsi “potente”.

Purtroppo ben poco si può fare per ovviare a tutti i problemi causati e amplificati da Internet. Se un bullo “vecchia scuola” veniva colto in fallo o accusato dalla stessa vittima davanti alle autorità rischiava ripercussioni gravi e tutto si concludeva lì; un cyberbullo può, volendo, restare anonimo e diffondere idee, notizie e foto a talmente tante persone che arginare il problema è quasi inconcepibile, impossibile.

Sono soprattutto le foto e i video, solitamente sessualmente espliciti, ad essere l’apice del problema. E’ capitato e capita tuttora che i ragazzi fotografati arrivino addirittura a togliersi la vita. Perché purtroppo, e questo di solito lo sanno meglio i ragazzi degli adulti, se una cosa cade nella Rete, non ne uscirà più. La sua diffusione è incontrollabile.

E la situazione è in stallo>. Nessuno può far niente anche e soprattutto per via di un esagerato concetto di privacy. Con le nuove leggi nessuno, neanche in caso di estrema necessità, può accedere ad un account privato e guardarne le attività; e quando questo è capitato, il multimiliardario Mark Zuckenberg è stato portato in tribunale ed è stato costretto a ridurre i controlli nelle sue più importanti piattaforme: Facebook, Instagram e WhatsApp; solo in quest’ultima (l’applicazione per smartphone più scaricata al mondo) si è raggiunto il livello di controlli accettabile anche se non sufficiente. Le persone hanno un insensata paura di essere “spiate”… ma i poteri forti non dovrebbero piegarsi a questo, dovrebbero permettere e sollecitare controlli rigidissimi, chiunque dovrebbe poter essere rintracciabile, punibile più rigorosamente e gravemente, in modo che, se fossero dati 10 anni di carcere, siano effettivamente 10 anni di carcere. Le persone dovrebbero aver paura di essere accusate di bullismo e ancor più di sexting. Così facendo non si risolverebbe la situazione né la circoscriverebbe, ma diminuirebbero esponenzialmente i casi, per paura delle punizioni.

Se non si arriva a tanto, spesso il bullismo si limita alla diffusione di informazioni false. E’ terribilmente facile e chiunque in pochissimo tempo può farlo, sarà anche per questo che è una pratica diffusissima fra giovani e adulti. Anche in questo caso non si può far nulla, se non limitare la libertà di stampa, rendere perseguibile penalmente chiunque diffonda “bufale”. Ma le persone comuni di solito si legano di più a valori superflui come la libertà di stampa e la privacy, e non pensano a risolvere efficacemente i problemi. >In una situazione già di per sé irrisolvibile la paura è l’unica arma che potrebbe dare un freno.

Scendendo in piazza con gli striscioni “No al Bullismo!” “No alle Fake News!” non cambierà mai niente. Con una legge che inasprisce le pene contro i bulli sarà la stessa paura che li tratterrà. Ma la paura si fa solo lasciando da parte i moralismi e ricercando soluzioni con efficacia e razionalità.

 

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