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l'indagine

Published on marzo 5th, 2018 | by Euclinews

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Il Sessantotto: rivolte e rivoluzioni

di Cheyenne Cingolani

A cinquant’anni dal ’68, come giornale scolastico, ci è sembrato opportuno ripercorrerne le tappe fondamentali, ricorrendo ad una piccola inchiesta che riguarderà quegli aspetti che sono rimasti, grazie anche a loro, se non inalterati, certamente cambiati rispetto agli anni Cinquanta.

Nel frattempo, rivediamoci la storia:

In Europa le agitazioni promosse dai movimenti giovanili esplosero nelle maggiori città tra la fine del 1967 e l’autunno del 1968, presentando caratteri ed esiti diversi.

In Italia e nell’allora Jugoslavia, il coinvolgimento giovanile fu ampio, ma i risultati si dimostrarono incerti; in Polonia, questo periodo segnò l’inizio di movimenti destinati a svilupparsi ulteriormente in seguito; la Francia e la vecchia Cecoslovacchia furono attraversate da crisi politiche di vasta portata.

Inoltre, eventi di portata internazionale influirono sul dibattito e sulle urla inneggianti alla rivoluzione degli studenti nelle piazze: la morte in combattimento in territorio boliviano nel 1967, che contribuì a fare di Che Guevara un simbolo della lotta contro ogni forma di oppressione; la rivoluzione culturale in Cina; la fine della guerra in Vietnam: vicende che sembrarono a molti preparare una palingenesi totale. Per questo la sua tensione ideale divenne un esempio per l’utopia rivoluzionaria che contraddistinse la protesta studentesca europea alla fine degli anni sessanta.

A partire dal novembre 1967 in diversi paesi europei come Italia, Spagna e Germania Occidentale (vogliamo ricordare che la Germania allora era divisa), si diffusero agitazioni studentesche, che trovarono spazio all’interno delle università, che vennero occupate e dove il movimento tentò di dar vita a forme di “controeducazione” alternative a quelle ufficiali). E’ dalla cultura e dall’educazione, infatti, che secondo loro si progettava un cambiamento progressivo dell’intera società.

Invece nei paesi del blocco sovietico il ’68 fu represso più o meno in modo deciso, ma portò anche a delle aperture impensabili: in Jugoslavia la rivolta degli studenti di Belgrado del marzo 1968 si concluse con l’accoglimento di alcune richieste e con una presa di posizione del maresciallo Tito in favore della critica e della mobilitazione di massa anche in un regime socialista.

Il movimento che si sviluppò in Francia in quella stessa primavera del 1968 diede insieme la prova delle potenzialità e delle debolezze dell’intera ondata di agitazioni e provocò un irrigidimento delle autorità non solo nella stessa Francia ma anche negli altri paesi occidentali, dove in molti casi la ribellione giovanile era stata precedentemente interpretata come un fenomeno passeggero. Il 13 maggio il movimento, nato dalle rivolte studentesche, cominciò a estendersi al mondo del lavoro: dapprima furono occupate alcune fabbriche parigine, poi in tutta la Francia gli operai, ma anche molti intellettuali e tecnici, entrarono in agitazione. A questo punto il generale De Gaulle dichiarò la sua intenzione di ristabilire l’ordine e a metà giugno la ribellione di fatto si concluse.

In Irlanda del Nord la minoranza cattolica di città come Belfast e Derry, da sempre oggetto di un predominio irrispettoso dei suoi diritti civili da parte della maggioranza protestante, aveva dato luogo da parecchi anni a forme di lotta clandestine e terroristiche. Era solo uno dei movimenti religiosi ed etnico-nazionali che conobbero in quell’anno un nuovo slancio: dal movimento basco nell’area di confine tra Spagna e Francia a quello bretone, da quello corso ai nuovi fermenti autonomisti sardi.

Se negli Stati Uniti il crescere dell’opposizione alla guerra vietnamita convinse il presidente Johnson a sospendere i bombardamenti sul Vietnam del Nord, fu l’assassinio del leader nero Martin Luther King, la figura più nota della lotta per l’emancipazione dei neri, che produsse una incredibile ondata di agitazioni nei ghetti neri; il movimento degli studenti sposò le due tematiche: contro la guerra e contro il razzismo; i ragazzi nelle grandi università tentarono di respirare una nuova era di libertà.

A concludere questa carrellata sintetica sui principali paesi che furono coinvolti dall’esperienza sessantottina, vogliamo sottolinearne alcuni aspetti per noi importanti:

  • Nata nell’università coinvolse anche i giovani del liceo producendo una “democratizzazione della cultura” (in Italia ricordiamo l’accesso alle facoltà universitarie per tutti gli studenti delle superiori);
  • La politicizzazione, per cui tutto è politico, i cui esiti fondamentali furono la cessazione della guerra nel sud-est asiatico, con la clamorosa “fuga” degli Stati Uniti.
  • La riscoperta della cultura “popolare” e quindi del folclore e la nascita di movimenti per la liberazione delle minoranze (in questa prospettiva nacque il culto degli Indiani d’America, che produssero un rinnovato e approfondito studio sulla loro discriminazione).

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