Politica

Published on febbraio 15th, 2018 | by Euclinews

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Lasciarsi vivere o voler vivere?

di Emanuele Pilia

Il 20 Aprile del 2017 è stata approvata definitivamente dal Senato la legge del biotestamento (o del fine vita), grazie alla quale il malato può decidere se proseguire o interrompere le cure che lo tengono in vita (idratazione ed alimentazione artificiali). C’è solo una determinata condizione affinché un malato ne possa usufruire ed è quella della maggiore età e di essere ancora in grado di intendere e di volere perché il medico curante lo possa informare dei procedimenti terapeutici cui verrà sottoposto (consenso informato).

Quindi il malato compila il biotestamento in cui esprime la volontà di accettare o meno le cure, comprese quelle terminali.

In caso di paziente minorenne il biotestamento è firmato dai genitori o dal tutore legale. Nei consensi informati la spiegazione deve essere adeguata all’età del piccolo paziente.

Con questa legge il rapporto medico-malato è completamente cambiato. Se prima era il medico a decidere la cura, ora è il paziente che decide se accettarla o meno, compresi i trattamenti terapeutici di fine vita, secondo quanto espresso nelle DAT (disposizioni anticipate di trattamento). Queste ultime sono regolate dal consenso informato nel quale il malato dichiara di aver ricevuto un’esauriente spiegazione delle procedure di cura alle quali verrà sottoposto e per le quali dà o nega il proprio consenso.

Il biotestamento deve essere raccolto in forma scritta o videoregistrata (se il paziente non è in grado di scrivere), ed è modificabile in qualsiasi momento dal paziente o dalla persona da lui nominata qualora non fosse più in grado di intendere e di volere.

Secondo la Chiesa, analogamente alla polemico etico-religiosa sull’aborto, la vita è un dono di Dio, che non può essere regolamentato dagli uomini che quindi non hanno il diritto di stabilire l’interruzione delle proprie funzioni vitali.

Questa legge viene approvata dopo tanti anni dalla morte di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro e dalla più recente vicenda di DJ Fabo, i cui parenti avevano deciso di interrompere nutrizione e idratazione artificiali perché ritenuti accanimento terapeutico e contrari alla volontà dei malati.

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