Recensioni

Published on dicembre 28th, 2017 | by Euclinews

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Recensione del romanzo “Ulisse da Baghdad”

di Giulia Deplano

 

Ulisse da Baghdad è un romanzo dello scrittore francese Eric Emmanuel Schmitt, pubblicato dalla casa editrice e/o nel 2011.

Vi si narra la storia di Saad, ragazzo iracheno, il cui nome, che in arabo significa “speranza” e pronunciato in inglese “triste”, sembra marcarne il destino. Il giovane Saad vive una giovinezza normale e felice se così si può dire: studia giurisprudenza all’università, ha un padre colto,edizionieo_rid2 quattro sorelle, una madre amorevole e una donna che ama. Ma quando nell’Iraq di Saddam Hussein piove l’embargo deciso dal governo degli Stati Uniti, la vita di Saad precipita. Perde prima la sua ragazza Leila, poi il padre, in seguito alcuni dei suoi nipoti, fino a quando la madre non lo supplica di scappare, andare via ed arrivare in Europa, per trovare lavoro e spedire soldi a casa. E qui comincia il viaggio ulissiaco di Saad: trova prima di tutto un modo per abbandonare l’Iraq; una volta uscito arriva in Egitto dove rimane bloccato per un paio di settimane all’Agenzia ONU del Cairo, in attesa dei documenti per lasciare l’Africa, e dove incontra Bubacar con cui, in seguito, affronterà maggior parte del viaggio. Ma i documenti per partire non arrivano e capisce allora che l’unica strada per poter scappare è la clandestinità. Dopo aver lavorato come gigolò in un locale, accetta un lavoro in nero per una band Metal chiamata “Le Sirene”. Fatti un po’ di soldi lui e Bubacar raggiungono la Tunisia dove pagano per fare l’attraversata in barcone. La direzione è Lampedusa, ma il percorso subisce una variazione e finiscono a Malta dove vengono rinchiusi in un centro di permanenza. Riescono infine a scappare e raggiungere la Sicilia ma Bubacar muore durante la traversata. Saad resta un anno circa in Sicilia, ma la sua meta è l’Inghilterra. Partirà dalla Sicilia e grazie ad aiuti inaspettati continuerà il suo viaggio.

Riassumere in poche parole Ulisse da Baghdad non è stato facile, come certamente non è facile il viaggio a cui si sottopongono i migranti, viaggio di cui il libro ci fornisce uno sguardo ravvicinato. La capacità dell’autore francese è quello di aver disegnato il personaggio Saad verso cui  il lettore prova forte empatia, grazie anche alla leggerezza con cui ci viene rappresentato riuscendo a coniugare la gravezza dell’argomento con l’empatia che ci trasmette e grazie anche alla piacevole nota surrealista determinata dai veloci e positivi interventi del fantasma del padre di Saad.

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