Non esistono più mezze stagioni – Euclinews

Scienza

Published on dicembre 17th, 2017 | by Euclinews

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Non esistono più mezze stagioni

di Luca Caruso

Il 2017 è stato un anno particolarmente caldo ed i suoi riflessi si sono percepiti anche in Sardegna. Si è discusso se l’aumento della temperatura fosse una causa del cambiamento climatico, forti del fatto che rispetto alle condizioni medie del pianeta, vi è stato, negli ultimi 100 anni, un riscaldamento globale del pianeta.20171128_173444

Su tale problematica abbiamo deciso di intervistare un esperto in questione, il dottor Andrea Motroni, membro dell’agenzia regionale ARPAS (che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la tutela e miglioramento della qualità degli ecosistemi naturali e antropizzati), il quale si occupa del campo meteorologico, rivolgendogli delle domande inerenti al cambiamento climatico.

Secondo il dottor Moroni, è stato confermato che l’anno 2017 è stato un periodo in cui le temperature sono state quasi costantemente sopra la media, accompagnate dalla diminuzione delle precipitazioni rispetto alla media climatica di riferimento creando di conseguenza un periodo di siccità nella tarda primavera (quindi aprile e maggio) e ovviamente durante l’estate; inoltre, è stato confermato un prolungamento della stagione autunnale nei mesi di ottobre e novembre; infatti, riferendoci alla Sardegna, si è iniziato a percepire effettivamente il freddo verso la metà, se non ben oltre, di novembre. Ciò afferma che il tutto può essere una conseguenza del cambiamento climatico.

Una domanda posta al dottor Motroni riguarda la credenza sulla tropicalizzazione dell’Italia, rafforzata dalla percezione dell’inesistenza delle mezze stagioni (ovvero, in poche parole, il passaggio dall’estate all’inverno e viceversa). Egli ci invita alla cautela, in quanto non si può dare una conferma totale a questa “credenza”, poiché bisognerebbe avere un rilievo di dati, cioè un numero sufficiente di osservazioni per poter dire che, effettivamente, l’Italia si sta tropicalizzando. Quello che si pensa è che le regione mediterranee, comprese tra le aree aride dell’Africa e le zone più fredde del nord Europa, subiscano delle fluttuazioni molto ampie in questo periodo e ciò causa una variazione del clima mediterraneo, e perciò l’alternarsi delle mezze stagioni avvengono in maniera più repentina. Questo può essere spiegato, da un punto di vista climatico, dal fatto che è presente uno spostamento al nord delle celle di Hadley, che sono delle celle di riconversione termica situate al livello dell’equatore. Questo movimento verso il nord, fa capire che uno spostamento verso le latitudini più alte, in questa fascia subsahariana, comporta anche uno slittamento verso l’alto del clima mediterraneo.

Si è discusso, in seguito, se l’inquinamento dell’aria determini il cambiamento climatico: se per inquinamento dell’aria intendiamo l’emissione di gas ad effetto serra, allora la risposta è sì. Nello specifico, l’inquinamento dell’aria è dato da una serie di elementi, tra cui una parte di questi, che sono l’anidride carbonica, il metano e tutti gli altri gas ad effetto serra. Questi possono provocare il riscaldamento globale, perché aumenta la loro concentrazione, e quindi le radiazioni che arrivano sulla superficie della Terra, che poi vengono riemesse sotto forma di radiazione infrarossa, invece di uscire dall’atmosfera, vengono trattenute. Questo effetto, denominato come effetto serra naturale, fa sì che la Terra, piuttosto di avere la temperatura di Venere, cioè -18°C, abbia la temperatura che consente la vita sul pianeta, però se la concentrazione di questi gas è troppo elevata, la radiazione è troppo trattenuta e non riesce a superare questo “schermo” (come se fosse una serra). Ciò porta ad un riscaldamento dell’aria e, quest’ultimo, a sua volta, al riscaldamento degli oceani; poiché dagli scambi di massa di energia tra oceani e aria dipende l’equilibrio del sistema climatico; andando ad alterare questo equilibrio, cambia il clima, con le conseguenze note, come lo scioglimento dei ghiacciai.

All’ultimo il dottor Motroni è stato così gentile da soddisfare ad una nostra ultima curiosità: il cambiamento climatico può essere collegato ai fenomeni alluvionali che si sono presentati in Sardegna? Egli afferma che diversamente dal riscaldamento globale, per cui è possibile notare con precisione l’aumento cui esso è soggetto, le precipitazioni presentano un andamento più incerto, ovvero ad aree in cui si sono registrate fenomeni di pioggia più basse, corrispondono aree in cui il cumulato di precipitazione è superiore rispetto al passato, quindi è indispensabile fare un discorso non generale ma localizzato per aree diverse del pianeta, senza tuttavia tralasciare anche la scala globale. Quando si scende nella scala locale (cioè si va da una scala globale al continente europeo, da quest’ultimo alla scala del bacino mediterraneo, per poi scendere fino alla Sardegna) è difficile dire quali sono gli effetti di questi cambiamenti climatici. Ciò che si è notato, nella nostra regione, è che il cumulato è costante, cioè mediamente in Sardegna cadono 700 mL di pioggia, ciò vuol dire che ci sono zone in cui cadono 400 mL, come nella zona sud-ovest del territorio sardo, e aree nella quale cadono 1000 o 1200 mL di pioggia, come, per esempio, nel Gennargentu (una delle zone più piovose). Dunque, la media rimane costante, ma è cambiata la distribuzione della pioggia, ovvero gli eventi piovosi sono in numero più ridotto: infatti, cade la stessa quantità di acqua nella nostra isola, però in un numero minore di giorni di pioggia, e questo vuol dire che piove in maniera più intensa.

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