di Marco Demontis

La difficoltà degli sport minori in Sardegna: il DragonBoat – Euclinews


Sport

Published on dicembre 6th, 2017 | by Euclinews

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La difficoltà degli sport minori in Sardegna: il DragonBoat

di Marco Demontis

2017-12-06-PHOTO-00000008Ci sono degli sport che, arrivati da poco nel nostro paese, non sono ancora riusciti a guadagnarsi lo spazio adeguato che spetterebbe loro; tra questi c’è sicuramente il Dragon Boat, una competizione tra imbarcazioni simili a canoe, ma con la prua a forma di testa di drago, e la poppa a forma di coda.

Ho avuto il piacere di poter parlare con Alessandra Cugurullo, presidente della prima e unica società di Dragon Boat in Sardegna, i Dragonauti, con sede a Su Siccu, che mi ha parlato di questo sport che lei definisce “di nicchia”.

Il Dragon Boat nasce in Cina, e arriva in Sardegna nel 2000, solo 3 anni dopo il suo ”approdo” in Italia, quando alcune scuole sarde, in particolare l’istituto tecnico Nautico, del quale la prof.ssa Cugurullo era insegnante, sono state coinvolte in un progetto che riguardava per l’appunto le imbarcazioni orientali, che aveva come obiettivo finale lo svolgimento di una gara tra gli istituti. La competizione viene vinta ampiamente dagli studenti della prof.ssa, al punto che gli organizzatori del progetto propongono di portarli a gareggiare nella penisola contro delle società specializzate in questo sport. I ragazzi sardi riescono a trionfare e vengono invitati a competere nei campionati italiani, dove riescono incredibilmente a piazzarsi al terzo posto, superando atleti specializzati.2017-12-06-PHOTO-00000009

Il 7 Novembre 2002 nasce così la prima società sarda di Dragonboat, i Dragonauti (Un omaggio agli Argonauti della mitologia greca), di cui Alessandra è Presidente, Allenatore e anche Timoniere. La società attualmente conta circa 60 persone, più 20 membri del Karalis Pink Team, un gruppo di donne operate di tumore al seno, questo sport infatti è molto adatto alla riabilitazione di chi è stato operato.

L’ equipaggio delle barche è composto da 20 rematori, che siedono a coppie di due su 10 panche una davanti all’altra, più un timoniere, che dà la direzione alla barca, e un tamburino, che si siede sulla prua della barca rivolto verso i rematori e deve tenere il ritmo battendo su un tamburo fissato all’imbarcazione.

La nazionale italiana ha riportato diversi successi in campo internazionale, ma i più forti in assoluto sono, ovviamente, i cinesi, seguiti dagli ungheresi e dalla Repubblica Ceca.dragonboat

È uno sport completamente autofinanziato, dato che, non essendo riconosciuto a livello olimpico non riceve finanziamenti da enti pubblici. Un’altra causa è la disputa tra due federazioni, la FIDB (Federazione Italiana Dragon Boat) e la FICK (Federazione Italiana Canoa e Kayak), che ha una sezione dedicata al Dragon Boat.

Per un nuovo atleta i costi non sono molto elevati, infatti il prezzo è di 20€ mensili, più una quota annua di 50€. I soldi vengono reinvestiti nelle trasferte, per rimediare alla mancanza di fondi. Generalmente si parla di 2-3 allenamenti settimanali con uscite in acqua in orari pomeridiani. L’abbigliamento per iniziare è una semplice canadese e un k-way, anche se, andando avanti, si consiglierebbe di acquistare una muta, preferibilmente divisa tra busto e pantaloni, un giubbotto impermeabile e delle scarpe da barca.

Barca che viene fornita dalla società, dato l’elevato 2017-12-06-PHOTO-00000010costo, e che misura 12,5 metri, caratterizzata come già detto, dalle parti modellate a forma di drago cinese.

Come detto da Alessandra Cugurullo, in questo sport è importantissima la sincronia e la sintonia con i compagni di squadra, che aiutano a formare forti legami.

È uno sport adatto a tutti, giovani e non, perché l’importante non è il singolo ma la squadra!

I Dragonauti sono pronti ad accogliere anche voi se volete provare questo sport… “fuori dagli schemi”.

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