di Federica Izzo Padre padrone: l’educazione di un pastore di Gavino Ledda. – Euclinews

Recensioni

Published on novembre 30th, 2017 | by Euclinews

0

Padre padrone: l’educazione di un pastore di Gavino Ledda.

 

di Federica Izzo

6 Giugno 1975: edizione mattutina del popolare quotidiano torinese “LA STAMPA”. A scrivere l’articolo per l’importante testata giornalistica, quel giorno, seduto alla sua scrivania, intento a sorseggiare il suo caffè, c’era Ernesto Ferrero, critico, giornalista e scrittore rinomato in tutta Italia.

Il titolo, dalla verve piuttosto singolare, era “Il servo pastore all’università”.

Ma la nostra storia comincia ben prima delle testate giornalistiche, ben prima delle interviste in tv, e ben prima che i fratelli Taviani, coppia legata dalla passione per la regia e per il cinema d’autore, leggendo la storia di questo piccolo-grande pastore sardo, laureatosi poi alla Sapienza di Roma in Glottologia, se ne innamorassero a tal punto da realizzare un film, di cui quest’anno si festeggia il quarantennale, vincitore della Palma D’Oro alla 30esima edizione del festival cinematografico di Cannes. 

La nostra storia, o per meglio dire, quella del piccolo Gavino Ledda, autore e attore principale della vicenda raccontata nel romanzo, affonda le proprie radici cartacee nelle terre ardenti e brulle della Sardegna, patria dei pastori e delle loro tradizioni arcaiche, luogo incantato e maledetto allo stesso tempo, avvolto dalle spighe di grano dorate che cantano al vento parole d’orgoglio, e circondato dal suono inebriante delle launeddas dei vecchi cantastorie dei paesi, che con i loro racconti ripercorrono a ritroso il Tempo e la Storia, come le pagine ingiallite di questo libro, portando alla luce verità sconvolgenti e amare.

2 Gennaio 1944: Gavino Ledda ha sei anni e, come tutti i bambini della sua età, freme dalla curiosità e dalla voglia di imparare cose nuove, lontane da quel mondo pastorale e represso in cui vive la sua famiglia, come le tante famiglie che popolano il piccolo paesino di Siligo, in provincia di Sassari. Comincia a frequentare la scuola ed inizia anche per lui quella fase di apprendimento, di crescita culturale e personale, di amicizia, che potrebbe garantirgli una vita migliore, o comunque “diversa”.

Ma qualcuno ha già scritto il destino a lui riservato, al posto suo, senza nemmeno consultarlo: perché è così che si fa con i figli maschi delle povere famiglie di campagna, perché così ha deciso il capofamiglia, il “padre-padrone”. Dopo soli due mesi di scuola, il padre di Gavino, Efisio, entra in classe e se lo porta via, reclamando il suo aiuto per mantenere la famiglia, davanti agli occhi sorpresi per quella violenza improvvisa ma allo stesso tempo rassegnati di fronte ad una realtà fin troppo radicata nei poveri meandri dell’isola.

Comincia quindi, per il piccolo, una nuova fase della sua vita. Gavino viene introdotto dal padre al duro lavoro nei campi, lì nei pascoli di Baddevrùstana, dove a fargli compagnia, oltre al padre violento e ottuso, ci sono solo le greggi e l’analfabetismo, che lo perseguiterà come un’ombra durante tutta l’infanzia e l’adolescenza.

Con l’anima e la mente immerse nelle pagine di questo romanzo, il lettore si ritrova catapultato in un mondo avverso, ingiusto, fatto di dure leggi e sogni spezzati; un mondo in cui, attraverso gli occhi e la voce di un bambino prima e di un ragazzo poi, egli riesce ad immedesimarsi in quella realtà tanto oscura, in cui le violenze e le bastonate, frutto di un’educazione troppo severa e autoritaria, calpestano la libertà e i diritti di una persona che si sente, e vuole sentirsi, “diversa”.

Ma il momento del riscatto non si farà attendere: busserà alle porte di Gavino, prima con la musica, occasione capitatagli per caso fra le mani nelle sembianze di una piccola armonica a bocca, barattata in cambio di due pecore; e poi con la leva militare, obbligatoria all’epoca, una via di fuga dalle sue origini e una corsa verso un futuro migliore, legato alla ribellione verso le leggi paterne e un amore innocente per il sapere, che non l’ha mai abbandonato.

2 Settembre 1977: i fratelli Taviani portano per la prima volta sul grande schermo italiano la trasposizione cinematografica del romanzo “Padre padrone”.Un film che segna la svolta per la loro carriera come registi, facendoli apprezzare dalla critica e dal pubblico mondiale, ma che allo stesso tempo mette in luce una realtà fin troppo vera e allo stesso tempo fin troppo sconosciuta ai compatrioti: quella delle antiche famiglie patriarcali sarde, soprattutto del centro nord dell’isola, che impartivano ai propri figli un modello educativo severo e proibitivo, e che li condannava per sempre a vivere nell’ignoranza e nell’analfabetismo.

Il film è incentrato sulla figura di Gavino, giovane dal carattere irrequieto, desideroso di studiare e scappare da quella schiavitù a cui il padre, uomo bigotto e chiuso nel suo attaccamento materiale, lo aveva condannato fin dall’infanzia. La scenografia adottata, che racconta e rappresenta con note dure e poetiche la Sardegna, e che mette in evidenza la bellezza arida e a tratti grottesca della terra, elemento centrale nelle trasposizioni dei Taviani, riesce ad imprimere nello spettatore un forte senso di angoscia, di stupore e di rabbia per ciò che vede, come se stesse vivendo e provando quei momenti sulla propria pelle.

Tra gli attori, un bravissimo ed esordiente Nanni Moretti nei panni di Cesare, sergente di Gavino, destinato a diventare una figura paterna nei suoi confronti, e un giovanissimo Saverio Marconi,che riesce a dare voce e corpo al personaggio di Gavino, e che con i suoi occhi impavidi e luccicanti per l’orgoglio, affronta il tanto odiato padre, interpretato da Omero Antonutti, per riprendersi quello che di diritto, gli spetta da sempre.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑