Cultura e Spettacolo

Published on giugno 11th, 2017 | by Euclinews

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RECITARE NEGLI SPAZI DELLA SCUOLA: L’EDIPO ERRANTE

 

di Valentina Luiu e Walter Orrù

“E vedrete un allestimento volutamente scarno ed essenziale, ché il teatro si può fare con niente, dal momento che è prima di ogni cosa sangue e sudore

Questo ci dice Elio Turno Arthemalle in uno scarno fogliettino a presentazione dell’Edipo errante andato in scena la sera dell’ 8 giugno nei locali del Liceo Euclide.

Sì nei locali, perché in un attimo il direttore del Teatro Impossibile ha insegnato a 13 alunne, rivelatesi meravigliose attrici,  cosa voglia dire teatro contemporaneo: abolizione della scena in cui un intero corpo (nel nostro caso scolastico) diventa spazio teatrale.

Infatti la rappresentazione non era statica, piuttosto assomigliava a un percorso, un percorso buio e inquietante come quello fatto dallo stesso Edipo per scoprire la verità sulle sue origini. La folla di spettatori camminava nei corridoi bui accompagnata da ragazzi con il volto reso irriconoscibile da calze velate e gli stessi angoli della scuola sono stati completamente trasformati. Dal punto di vista scenografico sono state le attrici a preoccuparsi sistemando bambole senza arti o testa, vestiti bruciati, candele e disegni donando ai luoghi della vita quotidiana dei ragazzi un aspetto “creepy”. Dal punto di vista della recitazione in diversi spazi della scuola gli attori accompagnavano i visitatori con urla strazianti e una dolce ninna nanna di sottofondo.

Fondamentale è stata anche la multimedialità, quando lo sguardo allucinato del regista guidava gli spettatori itineranti verso una narrazione che pur frammentaria non era mai carente nello svolgimento del mito stesso, luhrmanniana (ricordate il vituperato Romeo + Giulietta?), quando l’uccisione di Laio viene svolta dallo scontro violento tra due automobilisti.

A tale premessa eccole le giovani attrici a cui il solo scambio della giacca corrispondeva il loro essere Edipo, col sangue negli occhi. Eccole recitare parti monologate con capacità, mostrando incredulità, rabbia, paura. Eccola ancora la giovane nelle vesti Tiresia, coi capelli lunghi sciolti incespicare e a fingere di trovare solidità, dire paure crudeli verso un re sempre più incredulo e incapace d’agire. Ed il colpo di genio: lo straniero di Corinto il cui dialetto viene reso in lingua sarda (quanta maggiore capacità espressiva nella lingua madre, sebbene non compresa da tutti, nell’esprimere intensità).

Ed infine l’utilizzo oserei dire di grande capacità inventiva in cui un lavabo può diventare un elemento scenico per una costrizione alla verità (quante scene violente con la faccia spinta da mani omicide verso lavabi pieni d’acqua).

Ma se la tragedia ha il compito di porre l’umanità di fronte alle proprie fragilità e debolezze, le tredici ragazze, sotto la guida di diversi attori più navigati, son riuscite perfettamente a raccontarci, anche se in chiave più moderna, la disperazione del componimento teatrale.

Ci dice Elio che tutte le ragazze hanno costruito lo spettacolo insieme a lui e a noi piace aggiungere che se lo hanno costruito così bene è grazie a lui

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