Recensioni

Published on aprile 19th, 2017 | by Euclinews

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Intervista a Bruno Furcas

di Claudia Manunza

Cosa l’ha spinto a parlare di bullismo?

 Forse il fatto che si sta parlando troppo e male del fenomeno del bullismo. Si sta generalizzando con troppa facilità. Anche un semplice litigio tra coetanei viene sempre più spesso presentato dai media  come atto di bullismo.

C’è stato un “Walter1” nella sua vita?

 Certamente! C’è stato proprio Walter (il nome  è di fantasia) e tanti altri come Walter. Il mio lavoro mi porta a conoscere le realtà  in cui i ragazzi come Walter nascono e crescono. Per tanti anni ho lavorato in una comunità di accoglienza per ragazzi con gravi problemi comportamentali e a rischio devianza.

Perché la scelta di dare al personaggio di Walter una vita familiare disastrata?

 Quella era la sua famiglia o la sua non famiglia a seconda dei punti di vista. Di certo lui era alla ricerca di una famiglia vera. Era alla ricerca di affetto, di accoglienza e di persone che sapessero prendersi cura di lui. Se avete letto la storia, volutamente semplice e lineare, vi sarete accorti che per lui la vera famiglia era la scuola. Nella scuola e attraverso essa cercava le attenzioni e la “cura” che la sua famiglia naturale non gli dava e forse non poteva dargli.

La scuola alla fine lo ha salvato.

Consiglia il libro I dolori del giovane bullo solo agli adolescenti o anche agli adulti?

Consiglio il libro principalmente agli adulti, perché spesso noi “grandi” ci poniamo con troppa superficialità verso i comportamenti dei ragazzi. Le trasgressioni spesso non sono altro che un modo per comunicare agli adulti il proprio disagio.

Professor Casti riesce a dare un significato ai comportamenti disfunzionali di Walter e gli tende la mano per proporgli un’alternativa e Walter anche se con fatica coglie quell’opportunità. È proprio quello che ogni adulto, con un mandato educativo dovrebbe fare.

La storia di Walter ci insegna che il problema principale non è il vuoto che circonda i ragazzi ma l’incapacità degli adulti a dare risposte alle loro richieste.

Ne I dolori del giovane bullo non ci sono ricette preconfezionate ma sicuramente si possono trovare possibili risposte.

Ha mai incontrato un “Luca2” nella sua vita?

 Ogni giorno mi capita di incontrare ragazzi con le caratteristiche personali del personaggio Luca, d’altronde è un adolescente dei nostri giorni. Un ragazzo che vive i conflitti con la famiglia, con la scuola, con il gruppo dei pari, con se stesso.

Perché avete scelto Luca per rappresentare il membro della famiglia in crisi?

Perché solitamente la crisi di una famiglia si manifesta chiaramente attraverso la voce dei figli. Sono loro i primi tra tutti che cercano di buttare fuori il malessere che portano.

Volevamo raccontare i tempi di oggi attraverso lo sguardo di un ragazzo e per noi, in questo momento storico particolare, è la voce più autorevole per rappresentare la crisi della famiglia con tutto il carico di stranezze e contraddizioni.

Cosa vi ha ispirato a scrivere il libro Storia semiseria di un ragazzo strano?

La realtà di tutti i giorni. Per quanto non sembri a primo sguardo, l’intera cornice di eventi e gli episodi narrati all’interno del libro sono frutto di storie da noi stessi vissute in prima persona oppure lette attraverso i giornali. Volevamo trattare degli argomenti attuali e seri con un registro ironico che secondo noi era il modo migliore per fare arrivare il messaggio nel modo più immediato possibile ai lettori.

C’è un personaggio nei due libri I dolori del giovane bullo e Storia semiseria di un ragazzo strano che assomiglia di più a se stesso adolescente?

 Assolutamente no. Sono nato in un periodo troppo differente da quello attuale. Quando sono nato nel mio paese non c’era il telefono e neppure il televisore. Si dava maggiore importanza alla relazione ma il bullismo già esisteva e forse in forme pure peggiori di quelle attuali.

 

 

1 protagonista di I dolore del giovane bullo

2 protagonista di Storia semiseria di un ragazzo strano

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