Cultura e Spettacolo

Published on aprile 5th, 2017 | by Euclinews

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I bronzi di Igor Mitoraj a Pompei

di Valentina Luiu

 

A partire dall’8 gennaio 2017 negli scavi di Pompei è aperta al pubblico la mostra delle opere di Igor Mitoraj. Da qualche mese a questa parte quindi è possibile vedere tra le rovine antiche statue bronzee di varie dimensioni.

Igor Mitoraj nasce nel 1944 in Polonia, svolge i suoi studi d’arte sia a Cracovia che a Parigi. Passa la sua vita a viaggiare molto tra Europa e Stati Uniti. Vive per un periodo in Italia e apre uno studio in Toscana. Nel 1989 fa una mostra a New York che ne sancisce il successo internazionale.

L’artista polacco sognava da tempo di avere l’opportunità di esporre in un sito archeologico di tale importanza, ma purtroppo è morto improvvisamente nel 2014 prima che la mostra potesse essere aperta al pubblico.

Prima di essere esposte a Pompei alcune sue opere erano esposte vicino ad altre rovine come nel caso del “Angelo caduto” nella Valle dei Templi di Agrigento.

Ma perché scegliere di accostare elaborati artistici così moderni con classici dalla bellezza intramontabile come quelli del sito campano?

L’artista sceglie proprio di raccontarci quell’arco di tempo che sta tra le sue opere e quelle latine. Risulta chiaro visitando la zona archeologica il suo riferimento alla classicità, sia nel materiale (per l’appunto il bronzo) che nei soggetti, di fatti egli rappresenta le “classiche” figure umane che di norma erano oggetto dell’estro degli artisti antichi.

Ma non per questo Mitoraj è da considerare un neoclassicista, quindi non bisogna considerare nemmeno le opere come una sorta di Rinascimento.

Ci sono infatti elementi aggiunti o meglio eliminati dalle figure umane rappresentate. Come si può notare in foto, i bronzi sono come sezionati in alcuni punti e si sovrappongo con altri elementi della classicità. In alcuni casi Mitoraj ha deciso di rappresentare il deterioramento in una modalità meno fittizia possibile con la resa del deterioramento del bronzo e con frammenti irregolari mancanti.

Dovrebbero essere infatti i frammenti la chiave di lettura dell’intera produzione artistica.

Essenzialmente l’artista polacco con il sovrapporsi di questi accorgimenti alla classicità delle figure vuole esprimere la frammentarietà con cui l’arte antica è arrivata fino a noi, ma anche il frammento del tempo passato dall’antichità alla contemporaneità. 

A questo non ci si può che chiedere se questo insolito accostamento deturpi la sacra bellezza delle fragili rovine di cui ci parla lo stesso artista o contribuisca ad arricchirne il valore simbolico.

Indubbiamente le rovine pompeiane costituiscono una delle testimonianze più belle e affascinanti della cultura occidentale ma è anche vero che i bronzi di Mitoraj non fanno altro che aggiungere importanza all’atto di visitare le rovine. Sono un  ulteriore invito a pensare al tempo tale e quale all’ invida aetas descritto da Orazio e al suo inevitabile passaggio.

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