di Federica Izzo

Recensione del romanzo “La Ciociara” di Alberto Moravia – Euclinews



Recensioni

Published on febbraio 10th, 2017 | by Euclinews

0

Recensione del romanzo “La Ciociara” di Alberto Moravia

di Federica Izzo

Un fiume in piena che straripa e inonda le valli. Una casa infestata dalle cimici e dai ricordi. Una grande polveriera ridotta ad un cumulo di macerie, ma di cui si riesce ancora a sentire il lento cigolio del motore. Un mucchio di parole impresse con rabbia sulla carta sporca d’inchiostro, apparentemente senza una logica, o un senso, ma contenenti un messaggio terribile, scomodo, forse crudele, ma mai inutile.

Questo e molto di più è il mondo di Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle, i cui romanzi hanno sempre titoli corti, emblematici di un mondo depredato della sua bellezza e integrità, dominato interamente dall’uomo,con le sue tradizioni e i suoi vizi: La noia, La disubbidienza, Gli indifferenti, La Ciociara

Ecco. Proprio quest’ultimo romanzo è forse uno dei più significativi della produzione letteraria dello scrittore, oltre che una colonna portante della letteratura italiana. Sì perché La Ciociara è un romanzo che si carica di tanti significati, tante culture e tanti modi di vivere, tantissimi fatti, scandali, ingiustizie, sentimenti contrastanti. E della guerra.

Sì, perché il romanzo è ambientato in Italia, durante i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale: anni in cui la gente, come Cesira, la protagonista del romanzo, era costretta a soffrire in silenzio i colpi bassi e le violenze del conflitto, di quelle persone che, o per loro volontà o perché costretti in quanto pedine nelle mani dei potenti “artificieri” d’Europa, si divertiva a togliere e strappare con la forza tutto ciò di quanto più caro possedessero le famiglie e le persone innocenti.

Sì, perché la loro unica colpa, se così si può definire, era quella di essere nati in un’epoca in cui la polvere da sparo veniva usata più del dovuto, e in cui le bombe cadevano sulle case e sugli edifici come gocce d’acqua sporca nelle giornate piovose d’autunno. Il cibo, la casa, la famiglia, la vita stessa, l’integrità e la dignità umane: ogni cosa era portata via. Perfino le persone erano portate via, senza una ragione logica, senza un motivo valido, e nessuno poteva ribellarsi, o lottare per cambiare le cose. Anche se qualcuno abbastanza testardo e coraggioso (o forse stupido, dipende dai punti di vista) da provarci, come Cesira, c’era.

Sì, perché Cesira non era una donna come le altre. Lei era forte, forte dentro e forte fuori, incredibilmente bella e innamorata della vita e fiera della sua indipendenza. Sì perché lei ci ha provato con tutte le forze a rimanere a Roma, dove si era trasferita in seguito al matrimonio con un uomo violento e infedele, anche dopo che era stata ridotta ad un cumulo di macerie dai bombardamenti tedeschi, anche quando in città non c’era più cibo e la gente moriva di fame, anche dopo che fu costretta a chiudere il piccolo spaccio alimentare che, dopo la morte del marito, si era trovata a dover gestire da sola.

Ma alla fine dovette arrendersi e scappare, come tutti quelli che erano andati via prima di lei: scappare il più lontano possibile, in Ciociaria, la sua terra, le sue origini, il suo stesso nome. Lì sì che avrebbe ritrovato la tranquillità di campagna, la gioia e la felicità di vivere, e avrebbe insegnato alla figlia Rosetta, quasi diciottenne, di cuore puro e sincero, non adatto alle brutture e ai graffi profondi della guerra, a vivere e ad essere come lei, nell’attesa che tutto questo si dissolvesse come una nuvola dopo un temporale, che fosse solo un brutto sogno, da cui si sarebbero risvegliate nella loro bella casa, a Roma, circondate dalla civiltà e dai suoni e profumi familiari…

Ma la guerra non perdona nessuno, neppure i sognatori, neppure gli innocenti, e ovunque passi lascia sempre dietro di sé un ricordo e un segno indelebili. Sì perché la guerra rende insensibili, indurisce il cuore, ammazza la pietà. E questo Cesira e Rosetta lo sanno bene. O se non lo sanno lo impareranno, e lo proveranno sulla propria pelle.

Moravia non era uno scrittore facile. I suoi libri racchiudevano la sua essenza, la sua stanchezza, la sua rabbia, il suo distaccato dissenso nei confronti di un mondo che troppo spesso non viene raccontato, e che deve essere raccontato.

Anche Vittorio De Sica non era un regista facile. Fu lui a trovare l’ispirazione e, nel 1960, portò sul grande schermo il film “La Ciociara”, basato proprio sull’omonimo libro. Cesira è interpretata da un’attrice d’eccezione, una bravissima Sophia Loren che riesce a fare suo il personaggio, a tutto tondo, e a provare le sue emozioni, le sue paure, il suo dolore …

Nessun personaggio, nessuna azione, viene lasciata al caso: ogni cosa trova la giusta collocazione, ogni ambientazione è riprodotta in modo fedele al romanzo, sullo sfondo di una Roma invasa dai bombardamenti e di cui la fotografia in bianco e nero riporta ogni cosa. Tutto si snoda all’interno della cornice principale, la Seconda Guerra Mondiale, di cui De Sica riporta gli spigoli più appuntiti, le conseguenze di un Italia devastata e di fatto sconfitta, verso un pubblico che sentiva ancora sulla pelle il terrore e la paura di quei momenti, perché li avevano vissuti in prima persona, come lo stesso Moravia, che fu costretto a scappare, come Cesira, dalla guerra.

Il regista ha volutamente ripreso gli idiomi principali del romanzo di Moravia, senza distaccarsi mai troppo da quello che è il suo mondo, con i suoi dialoghi e si suoi contenuti. L’integrità e la durezza del film sono stati premiati con un Oscar come miglior film straniero e uno alla recitazione per la Loren, il più alto riconoscimento per il mondo cinematografico.

Sì perché l’intento di De Sica era quello di portare sul grande e piccolo schermo la realtà, nuda e cruda, di quei fatti, e di riprendere le orme di un grande scrittore italiano, che non ha paura di osare o di dire la sua a discapito delle critiche e della mentalità comune. Di imprimere alle persone, anche a distanza di decenni, quel segno indelebile che la guerra ha lasciato, e di renderlo ancora più indelebile, perché non dimentichino cosa è successo. Come sono andate le cose. E, per i coraggiosi come Cesira, per poterlo raccontare e cercare di cambiare le cose. Ammesso che in questo mondo sia rimasto qualcosa da cambiare.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑