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Published on febbraio 9th, 2017 | by Euclinews

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Recensione di “Estasi culinarie” di Muriel Barbery

di Martina Cau

A chi ha già letto le pagine de L’eleganza del riccio, il palazzo di Rue di Grenelle sembrerà certamente familiare in Estasi culinarie: le scale sono le stesse, la portinaia pure, è solo il soggetto a cambiare.

Nel romanzo d’esordio di Muriel Barbery a parlare questa volta non è una sagace ragazzina, ma il più grande critico gastronomico del mondo, che si trova a poche ore dalla morte.

Ad animare i suoi ultimi momenti non sono i rimpianti di una vita affettivamente vuota, la paura della sofferenza dei propri figli e della la propria moglie, ma la ricerca di un sapore primordiale, il sapore per eccellenza. Il pensiero che più lo tormenta non è la morte, ma il ricordo di un indefinito sapore dimenticato, un sapore d’infanzia che desidererebbe ritrovare più di qualsiasi altro elaboratissimo e raffinatissimo piatto.

Ed è così che dall’infanzia fino all’età adulta, ripercorre i passi che lo hanno reso il migliore, il più odiato e il più amato.

Monsieur Arthens, il padre assente, il marito fantasma, il despota cinico dell’arte della cucina in centoquarantaquattro pagine viene declinato in tutte le sfumature che lo colorano, che in fin dei conti raccontano sempre la stessa parabola di una vita da egocentrico illuminato.

Estasi culinarie è un romanzo al dettaglio.

Sono molte le immagni evocate durante la descrizione dell’atto del mangiare che incitano il lettore ad essere più attento nel godersi questo piacere.

Per Monsieur Arthens non si tratta solo di un bisogno primario, ma di un paradigma dell’estasi.

Sicuramente le storie di contorno avrebbero meritato più attenzione.

Meno esercizi di stile e più narrazione. I racconti sul cibo sono godibilissimi ma le storie di contorno sembrano inserite per riempire pagine, citate e non approfondite abbastanza, pronte a lasciare un vuoto nel lettore che vorrebbe sapere di più della vita di questi personaggi minori.

Il libro nonostante il tema è leggibile da qualsiasi pubblico, non si parla di ricette ma di sensazioni irripetibili che chiunque durante la propria vita prova, di sapori che rimangono impressi e non se ne vanno più.

Particolarità del libro è la riflessione che nel lettore comanda. Quale è il sapore che chi legge ricercherebbe in prossimità della morte?

Anche in questo romanzo d’esordio Muriel Barbery è stata capace di raccontare i piccoli e indispensabili piaceri della vita, in un modo tutto francese di vivere, ma anche di raccontare un mondo governato dall’autorità e dal potere cinico.

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