di Valentina Luiu e Martina Cau

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Attualità

Published on gennaio 20th, 2017 | by Euclinews

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Stereotipi e discriminazioni: chi fa la differenza?

di Valentina Luiu e Martina Cau

A partire da novembre, in numerose classi del Liceo Classico Scientifico Euclide, si è svolto il progetto “Chi fa la differenza?”. Quest’ultimo consisteva in una riflessione sul gender e sulle discriminazioni legate ad esso.

A tenere il progetto sono state Tecla Tedde, Claudia Pudigheddu, Michela Murru ed Eleonora Porcu laureate in Servizi sociali. Nell’arco di tre mesi hanno tenuto delle lezioni atte a sensibilizzare gli studenti riguardo le problematiche di genere. Al termine del progetto gli studenti hanno realizzato degli elaborati in base a ciò che hanno imparato.

La scelta della scuola di aderire a un progetto simile porta a una riflessione circa le esigenze sempre più urgenti di trattare tali argomenti.

Secondo i dati ISTAT gli omosessuali/bisessuali dichiarano di aver subito discriminazioni a scuola o all’università (24%) e così anche nel lavoro (22,1%). Un altro 29,5% si è sentito discriminato nella ricerca di lavoro. Considerando tutti e tre questi ambiti, il 40,3% degli omosessuali/bisessuali dichiara di essere stato discriminato. Si arriva al 53,7% aggiungendo le discriminazioni subite nella ricerca di una casa (10,2%), nei rapporti con i vicini (14,3%), nell’accesso a servizi sanitari (10,2%) oppure in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto (12,4%).

Il progetto, oltre a una sensibilizzazione riguardo la comunità LGBT, ha tenuto conto delle diverse costrizioni sociali circa uomini e donne.

Non solo femminicidio quindi, sebbene i dati ammontino all’uccisione di una donna ogni tre giorni nel 2016, ma anche approfondimento del tabù sociale secondo cui gli uomini non hanno diritto di essere deboli.

La maggior parte dei suicidi sono infatti maschili e sono dati dall’impossibilità, perlomeno sentita, di esternare i propri sentimenti.

Nella seconda parte del progetto, si è discusso del lessico di genere, in Italia infatti tanti sono i lavori che non hanno una denominazione al femminile. Quando capita di sentire “sindaca” o “avvocata” la maggior parte delle persone storce il naso.

Un esperimento fatto dalle esperte è stato quello di chiedere a ”tutti” di alzarsi; quindi si è alzata l’intera classe. Quando tuttavia hanno richiesto che ”tutte” si alzassero ovviamente solo la parte femminile degli studenti si è alzata. Questo per dimostrare che nella lingua italiana per riferirsi alla totalità di donne e uomini non esistono termini neutri.

Chiedendo a una studentessa la sua impressione sulle lezioni sul genere è emerso che nonostante il fatto di essere giovani spesso risulta che questi siano più conservatori degli adulti.

Nonostante il bisogno di individualità sia sempre più marcato, la società odierna impone una generalizzazione su ogni campo, costringendo ragazzi e ragazze e adulti e adulte a trappole sociali, in cui sono costretti a rispettare un determinato stereotipo che può solo fare del male. E’ necessario, anche grazie a questi progetti, rendersi conto di essere persone e non sagome di persone, e così riprendersi la propria identità.

Il progetto verrà ripetuto anche nella seconda parte dell’anno.

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