di Federica Izzo

Recensione del libro “Il Minotauro” Di Friedrich Durrenmatt. – Euclinews



Marcos y Marcos

Published on gennaio 20th, 2017 | by Euclinews

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Recensione del libro “Il Minotauro” Di Friedrich Durrenmatt.

di Federica Izzo

Ogni uomo è un dramma personale, sia che si tratti di una tragedia, sia che si tratti di una commedia,probabilmente entrambe le cose: l’uomo è di una complicatezza tale da dare origine solo ad individualità, a dei minotauri appunto” Friedrich Durrenmatt

Tutti, chi per un motivo chi per un altro, avranno sicuramente sentito parlare del mito greco del Minotauro: la storia di un mostro, un toro nel corpo di un uomo; di Teseo, eroe ateniese,che lo uccise; di Arianna, figlia del re Minosse, che innamoratasi di Teseo, lo aiutò nell’impresa con solo un gomitolo di lana; e infine del Labirinto, dove fu rinchiuso il Minotauro e dove fu condannato a vivere la sua intera esistenza finché Teseo non lo trovò.

Ma questa storia è diversa: è la storia di un innocente, seppur solo in parte, condannato a vivere nel corpo di un essere mostruoso, sempre in bilico tra razionalità e perversione, incapace di provare emozioni ma al tempo stesso desideroso di emozionarsi, di provare gioia, dolore,persino paura.

La paura di se stesso: poiché il mondo in cui vive, quel labirinto intricato così surreale eppure,allo stesso tempo, così vicino a come è la realtà di oggi, è fatto di specchi. Specchi che riflettono il Minotauro, con le sue emozioni appunto, anche se lui non capisce cosa siano le emozioni, e come lui non lo sanno nemmeno quegli esseri infiniti che si ritrova di fronte ogni istante della sua vita, diversi eppure uguali.

I punti di vista, così come la realtà, si capovolgono: perché il lettore, immedesimandosi nel mostruoso essere dalla testa bovina e il corpo umano, riesce a capire la realtà percepita con gli occhi del “nemico” e a stare dalla sua parte, e come lui a odiare gli umani e i loro pregiudizi nei confronti del Minotauro, che nonostante tutto vuole solo trovare qualcuno da amare, non sentirsi più solo, trovare un amico.

Ma egli non è in grado di amare, poiché non sa che cosa voglia dire, e non sa nemmeno cos’è un amico: egli riesce solo a distruggere tutto ciò che gli si avvicina troppo, vivente o non vivente, in un abbraccio mortale che lo porta a provare un’inebriante sensazione di felicità.

In questo libro Durrenmatt ha voluto mettere a nudo se stesso, il suo mondo, la sua concezione di esistenza, la sua diversità: perché egli è un “diverso”, proprio come questo libro, e in quanto tale non cerca pretesti per ciò che scrive, non tenta la strada dell’originalità proprio perché tutto è già stato scritto e ogni pensiero è già stato pensato.

Egli scrive perché vuole scrivere, perché è l’unica decisione che riesce a prendere ogni volta che ne sente il bisogno, l’unica cosa di cui è sicuro in questo mondo che, come il Labirinto costruito dal mitico Dedalo,è una realtà camaleontica, confonde gli animi, si snoda lungo percorsi tortuosi e, soprattutto,è una doppia prigione: nessuno può entrare, nessuno può uscire. A meno che non si incontri la persona giusta …la ragazza giusta … con un gomitolo in mano.

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