Attualità

Published on novembre 30th, 2016 | by Euclinews

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I giovani al voto: il referendum costituzionale.

di Andrea Carboni

 

I giovani. Un insieme non troppo eterogeneo di elettorato che si divide secondo lo stereotipo tra “troppo progressisti” e “troppo menefreghisti”, con poche eccezioni.

Si osserva che i giovani che si avvicinano alla politica, o anche solo se ne interessano, sono sempre meno; la disinformazione è prassi, e in occasioni di importanza capitale come una riforma della costituzione, affidano il loro voto all’opinione più gettonata, oppure niente.
Il senso di sfiducia verso i partiti non giustifica questo atteggiamento, specialmente in vista di un cambiamento della costituzione, che nulla ha che vedere con le varie strutture politiche o del governo.
Come è oggi strutturato il parlamento? Come le camere? Cosa è il titolo V della Costituzione? Cosa modifica la Riforma? O anche, domanda sottovalutata, cosa è l’Italicum, e cosa implica la sua presenza in vigore accoppiata con le modifiche apportate?

Pochi sono i giovani che a qualche giorno dalle urne sanno rispondere a queste domande, pochi sono i giovani con un quadro generale completo a cui attingere per dare un voto consapevole. Percentuale alta delle cause è senza dubbio l’importanza esigua attribuita alla materia del Diritto nelle scuole, che nei Licei nemmeno viene inserita nel programma didattico, e di questo risentono non solo gli studenti neomaggiorenni, ma anche i da poco diplomati. È innegabile che spesso gli impegni quotidiani impediscono la costruzione di un’opinione politica, e la scuola dovrebbe occuparsi di colmare questa mancanza sin dalla giovane età.
A questo si aggiunge una tendenza prevalentemente da attribuire agli adulti, o anche, se vogliamo, agli esperti in materia e ai coinvolti, che affrontano il dibattito in maniera completamente sbagliata.
C’è chi accusa l’una o l’altra parte di mentire, sfociando in certi casi nel complottismo più infantile; certo, ogni personaggio politico si giostra il dialogo come più ne è capace, ma nessuno dice bugie. Il disegno di legge è lì, visibile al popolo, e tutti dicono la verità.

Perché il nostro compito sarebbe molto più semplice se si trattasse solo di stabilire chi dice la verità e chi no.
La scelta che ci attende è molto più complessa: si tratta di decidere quale, secondo noi, sia il più corretto modo di fare e definire la democrazia.
Per dirla in termini più specifici, è giusto che la democrazia sia il potere alla maggioranza del popolo, o che sia il potere a tutto il popolo? È giusto che anche l’opposizione più labile abbia voce sulla legiferazione? Vogliamo una democrazia governante o una democrazia rappresentante?

Ragionare per assoluti non è mai corretto, ma ora siamo chiamati in causa;
dove si trova, secondo noi, l’equilibrio?
L’equilibrio tra pesi e contrappesi sarà nostra responsabilità questo 4 Dicembre, ed è di fondamentale importanza che ogni elettore si costruisca un’opinione fondata su fatti e non su dibattiti, e, specialmente, sulla costituzione e non sui personaggi.

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