Certificazione linguistica: quando il Latino diventa un valore aggiunto – Euclinews

Cultura e Spettacolo

Published on maggio 17th, 2016 | by Euclinews

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Certificazione linguistica: quando il Latino diventa un valore aggiunto

di Martina Cau

La certificazione linguistica della lingua latina è stata pensata e realizzata dalla Consulta dei professori di latino (Cusl), in accordo con l’Ufficio Scolastico della Regione Lombardia e l’Università Cattolica di Milano, al fine di attribuire un valore aggiunto al curriculum di chi studia o ha studiato la lingua nelle scuole lombarde.

Alcune persone tuttavia si interrogano su quale sia l’importanza di una certificazione volta a valutare il grado di conoscenza di una lingua in disuso ormai da secoli; altre invece si domandano direttamente se sia ancora utile l’esistenza dei licei in generale, puntando i piedi in particolar modo contro il Liceo Classico.

Per il docente di lettere classiche del Liceo Classico Euclide, Pietro Cara, queste tesi sono assolutamente errate e inverosimili.

Nel web infatti ci si imbatte sempre più, dando un’occhiata nelle discussioni riguardanti l’argomento, in commenti  di ragazzi i quali ritengono che dedicarsi allo studio delle lingue classiche sia inutile e noioso.

Ciao a tutti. Sono uno studente del liceo classico e volevo porvi una domanda. Perché siamo l’unico paese che basa un ciclo di studi su due lingue stramorte? È la cosa più inutile del mondo perché anche negli altri paesi si trova gente intelligente che è tale non per il greco antico ma perché lo è e basta”.

Opinioni simili al commento di questo ragazzo sono condivise anche da economisti del calibro di Michele Boldrin, professore nel Dipartimento di Economia della Washington University a Saint Louis.

Infatti, Boldrin recentemente in un’intervista  ha affermato con totale nonchalance che a suo avviso ci si dovrebbe dedicare agli studi classici solo dopo aver fatto pratica con materie quali biologia, ingegneria, matematica e informatica, e che solo dopo aver lavorato nella pratica di quest’ultime ci si possa permettere il lusso di avere delle conoscenze non spendibili in ambito lavorativo.

L’economista circoscrive così lo studente nel ridicolo ideale per cui ci si dovrebbe istruire con soli fini lavorativi; egli sembra pensare all’istituzione scolastica come a una grande macchina sforna mini-lavoratori.

Il docente Pietro Cara ci spiega per l’appunto che nei licei si bada ad una formazione completa e non ad una mera specializzazione lavorativa.

Lo studente ha infatti bisogno del latino sia per la componente logica che lo studio della lingua regala e sia per i valori laici che la cultura classica ha sempre insegnato.

Cara infatti riconosce come vera l’inesistenza pratica di un’utilità in questo tipo di studi; al classicista infatti ciò che interessa non è soltanto una spendibilità immediata, semplicemente perché non esiste l’utilità quando si tratta di quello che è cultura.

E con tono ironico conclude: “Provocatoriamente si potrebbe fare lo stesso discorso con la matematica: molte persone si iscrivono in università che non hanno nulla a che fare con la materia, tuttavia non per questo si può affermare che sia stata inutile. Non si sta a guardare all’utilità pratica, ma a ciò che poi lo studio porta”.

Lo studio del latino di fatto porta un cambiamento in chiunque ci si sia dedicato non solo dal punto di vista logico-grammaticale. Il classicista infatti non solo ritiene importante la materia, ma la vede anche come ricca di bellezza e meraviglia.

Ciò che distingue lo studio della letteratura latina da un’altra qualsiasi materia considerata utile dalla maggioranza è la caratteristica introspettiva.

Il latino è cercare inesauribilmente dentro se stessi, è lo scoprirsi sempre uguali in quanto uomini e in quanto esseri imperfetti, è conoscere il passato per prevedere sistematicamente ciò che potrebbe accadere nel futuro.

Ed è soprattutto avere delle virtù proprie di un passato lontano che per quanto pure e giuste si sono mantenute nel tempo.

Si parla di un valore aggiunto nel curriculum di chi ha studiato specialmente per questo.

Chi più di Catullo può capire come ci si sente a voler amare qualcuno con tutto se stessi? Chi più di lui può capire cosa si prova nel cercare di esser forti, quando tutto intorno ti ripete che non lo sei abbastanza?

Chi ora ti avvicinerà? A chi sembrerai carina? Chi ora amerai? Di chi dirai di essere? Chi bacerai? A chi morderai la boccuccia? Ma tu, Catullo, ostinato resisti. ” (La prima delusione, carme VIII)

Chi più di Terenzio può spiegare cosa sia l’humanitas e la fratellanza?

”’Homo sum, humani nihil a me alienum puto: «sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano»(Il punitore di sé stesso)

Se l’uomo è considerato capace di buoni sentimenti, di spirito d’osservazione, d’amore e sapienza è solo per merito dello studio delle lingue antiche. Fino a quando al mondo esisteranno persone che guarderanno all’istruzione come a un mezzo per creare dei lavoratori, dimenticandosi dell’importanza della ricerca interiore che caratterizza la letteratura, finché qualcuno sosterrà che tutto questo è inutile, ci sarà da combattere duramente.

Perché se l’uomo è in grado di sopravvivere nell’aspra selva che è la vita è solo grazie alla straordinaria inutilità di ciò a cui non siamo costretti.

È grazie all’arte.

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