Marcos y Marcos

Published on aprile 22nd, 2016 | by Euclinews

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“Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame” di James De Mille

di Andrea Carboni

Pubblicato nel 1888 ma solo ora tradotto e proposto in Italia da Marcos y Marcos, il romanzo di James De Mille “Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame” si fa bandiera di un tema ricorrente del diciannovesimo secolo, quello del Mondo Perduto.

La trama ruota principalmente attorno a questo genere emblematico; l’autore rende in modo decisamente grafico paesaggi sconosciuti, alieni, e per questo spaventosi, nel contempo pieni di fascino per il lettore.

La vicenda narra di un gruppo di navigatori che trova nel mare aperto un cilindro di rame, contenente un manoscritto. In attesa che la bonaccia cessi, i quattro amici lo leggono e commentano.

Le foglie di papiro sono scritte dalla penna di Adam More, esploratore e protagonista della storia, che ha lasciato il suo racconto nell’oceano nella speranza che arrivasse a suo padre.

Le sue peripezie sono animate da mostri e speculazioni pseudoscientifiche; il fantastico viene accompagnato dal macabro nel senso più oscuro della parola. Quando il protagonista approda sull’isola che ritiene essere la sua salvezza, si rende presto conto che il capovolgimento della sua società corrisponde a una deriva inumana di religione mista a fanatismo.

In questo mondo, situato nell’allora inesplorato Polo Sud, troviamo il netto ribaltamento dell’organizzazione politico-sociale dell’occidente ottocentesco, basata, possiamo dire, su capitalismo e romanticismo.

I kosekin amano la morte, disprezzano le ricchezze e gli onori. Celebrano la mortificazione dell’amore, tenendo separati gli amanti di qualsiasi ceto. Vivono la loro vita nelle tenebre di strette caverne, nell’attesa della più grande beatificazione, il rito del Mista Kosek.

Adam inizialmente è piacevolmente sorpreso dal clima di abnegazione condiviso dall’intera comunità, ma si deve presto ricredere, trovandosi nostalgico nei confronti dell’egoismo e banale spirito di autoconservazione proprio della sua gente. La sua angoscia peggiora quando la minaccia costante di morte è estesa anche alla sua amata, Almah, conosciuta tra i kosekin, e come lui amante della luce.

Il tutto, come dice uno dei navigatori, si riduce a una satira sull’inquietudine dell’umanità: “Lo scrittore schernisce così tutte le nostre passioni più care e i nostri più forti desideri, prefiggendosi di mostrare che la ricerca della felicità di per sé è una cosa volgare e si risolve sempre nel nulla assoluto”.

E ci dimostra che, sebbene il paradiso non sia un luogo, ma una condizione, è ben difficile arrivarci senza farsi governare dalla follia fanatica in tutte le sue forme.

 

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One Response to “Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame” di James De Mille

  1. bruno furcas says:

    Ho letto con curiosità e attenzione i vostri articoli. E’ bello vedere dei ragazzi impegnati a costruire un futuro senza barriere e pregiudizi, “pretendere” di vivere in un mondo migliore. Io credo nelle nuove generazioni e nei vostri articoli ho trovato la conferma che il mio pensiero procede nella giusta direzione.
    E’ stato bello leggervi
    Grazie
    bruno furcas

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