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Published on aprile 22nd, 2016 | by Euclinews

La stanchezza dell’Indignazione: il caso Panama Papers



 

di Giovanni Podda

«Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse». Se Christopher Bullock fosse vissuto ai nostri tempi, probabilmente avrebbe avuto esempi a sufficienza per trattenersi dal pronunciare queste parole.

L’ultimo di tali esempi è il caso dei Panama Papers, che in questi mesi ha scosso profondamente il mondo della finanza e dell’imprenditoria. Ma cosa sono in realtà i Panama Papers?

Si tratta di una raccolta di circa 11 milioni di documenti trafugati da un anonimo dipendente della società di consulenza legale Mossack Fonseca, con sede appunto a Panama.

All’interno di questi documenti è tenuta traccia di uno dei più complessi e strutturati sistemi di conti off-shore (conti esteri), tutti con sede nei cosiddetti “paradisi fiscali”.

La Mossack Fonseca si occupava infatti di semplificare la creazione in brevissimo tempo di aziende fittizie con il preciso fine di mantenere anonima l’identità dei loro proprietari, conosciuta unicamente dall’avvocato della studio legale che aveva in carico l’aspetto burocratico della faccenda.

A questo punto, gli “investitori-proprietari” potevano, tramite la loro nuova società di comodo, nascondere i propri soldi sotto forma di finanziamenti.

È necessario a ogni modo precisare che l’utilizzo di conti esteri di per sé, non è una pratica illegale e viene spesso sfruttata al fine di rende più agevoli gran parte delle transazioni e i processi fondamentali alla gestione di una azienda.

Illecito è invece il fatto che la maggioranza di questi conti o aziende a cui l’elite economica mondiale si appoggiava per mettere al sicuro i propri soldi, non fosse dichiarata. Non essendo dichiarata alle autorità dunque, i soldi depositati non erano sottoposti a tassazione.

Ciò che però lascia l’amaro in bocca, per non parlare in alcuni casi di vero sdegno, è dunque il rendersi conto che proprio molti dei nomi che leggiamo nella lunghissima lista fornita al “The International Consortium of Investigative Journalists“, in particolare per quanto riguarda quelli appartenenti alla classe politica, fossero gli stessi che fino a poche ore prima, all’interno della trasmissione televisiva di turno o in dichiarazioni pubbliche, facevano appello al senso civico del singolo, spesso proprio in materia fiscale a prescindere dalla nazione a cui appartenessero.

Viene dunque da chiedersi come sia possibile che tutto questo resti impunito quando numerosissime famiglie vivono un dramma quotidiano privandosi di tutto ciò che non sia strettamente necessario pur di arrivare a fine mese e pagare regolarmente le tasse, per poi apprendere quanta faccia tosta abbia mostrato il politico di turno nel nascondere accuratamente i propri soldi.

Com’è possibile infatti che all’interno di questi conti si trovasse quasi 8% della ricchezza mondiale?

Forse al giorno d’oggi viviamo in un mondo in cui le persone si sono talmente abituate a casi simili da essere a questo punto quasi insensibili davanti ad una simile ingiustizia, impotenti a riguardo, disilluse da ogni idea di poter cambiare qualcosa.

Rabbia ed indignazione sono i sentimenti che possono suscitare una simile vicenda, ma perché qualcosa possa cambiare, bisogna veramente impegnarsi affinché sia la cittadinanza prima di tutto a volerlo: attraverso politiche dal basso, che puntino a colmare le disuguaglianze sociali che affliggono la società.

Il cambiamento infatti non è impossibile, difficile forse, ma non irraggiungibile, soprattutto quando affiancato da una forte coesione della cittadinanza, che si dimostra sempre più spesso indifferente, raggirata da coloro che hanno giurato di rappresentarla.

La morte e le tasse sono una certezza? La prima lo è indubbiamente mentre per quanto riguarda la seconda, i Panama Papers ci hanno mostrato ancora una volta che siamo molto lontani dal renderla tale.

 

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